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Il presente Vocabolàre mai finìt
vuol essere un primo contributo alla catalogazione del patrimonio linguistico
cortenese, che va man mano perdendosi e, anzi, in parte si è già perso.
Vuoi per il venir meno delle tradizionali attività, e di conseguenza dell'uso
di attrezzi e relativi nomi; vuoi per il progressivo e non del tutto giustificato
abbandono del dialetto da parte delle nuove generazioni, stiamo assistendo
ad un oblìo lento e a nostro giudizio difficilmente arrestabile dell'uso,
non solo di un lessico, ma di una vera e propria lingua, quale la nostra
era.
Tale processo sarà forse ineluttabile, ma non per questo non lo si può
e non lo si deve "fermare" almeno nella nostra memoria e nella nostra
cultura.
Provate a fare un piccolo esperimento. Se vi emozionate
o commuovete al ricordo e alla pronuncia di parole che un tempo - ripeto
non troppo lontano - erano consuete, allora vuol dire che esse sono ormai
desuete e che, volenti o nolenti, fanno purtroppo parte del passato.
Cosa che, sia ben chiaro, è in parte giustificata. Non avrebbe infatti
più molto senso oggi definire la soglia della porta di casa (e in molti
casi anche quella della baita ristrutturata) ümedàl,
l'intingolo pòcio, la trivella sgórbia,
oppure parlare di scöcia, stramadèz o di sügà
a cìche, a ciùpa, ecc...
Una non trascurabile valenza di questa iniziativa - che
pur essendo fatta con scrupolo e l'applicazione di un'empirica metodologia
non ha in ogni caso pretese di scientificità assoluta - è a nostro giudizio
la parte iconografica.
Seppure il Vocabolàre mai finìt sia ben lontano
da poter rappresentare, perlomeno inizialmente, un museo etnografico virtuale,
l'ambizione è quella che i documenti fotografici vengano (da parte di
tutti) anch'essi integrati almeno in misura pari al lessico puro e semplice.
Quale punto d'arrivo non sarebbe male, a nostro parere, mirare proprio
a una sorta di piccolo museo virtuale, magari non solo etnografico, bensì
generale (anche geografico, storico, ecc.).
AVVERTENZA IMPORTANTE
Dato che qualcuno troverà certamente da ridire per il fatto che i lemmi
sono riportati nella loro forma cortenese-centrale, ossia essenzialmente
quella di Pisognéto-Piazza-Gàlleno (già a Rónco, Lómbro, Mégno e Dovério
ci sono alcune varianti), si precisa che non è escluso si possano in futuro
indicare anche tali varianti.
Per Santìcolo, poi, dove le cose cambiano in molti casi anche notevolmente,
vale lo stesso discorso: qualcuno che ha buona volontà si faccia avanti
e proponga la "traduzione"!
Gràzie a tücc i colaboradór,
consapéoi e 'nconsapéoi,
pasàcc, preséncc (ch'iè nominàcc sóta)
e pròsim (ch'i vegnarà nominàcc):
Catarìna Stefanini (la mé màma)
Anna Bera (de Lómbro)
Cesarìna e Mariangela Stefanini (li mé sorèle)
Dino e Bruno Negri (dèla Vrìga)
Giàcom Goldaniga (de Bóren)
Giàcom Salvadori (de Santìcol)
Mènega Stefanini (la mé ghidazza)
Nino Brichèt (de Santantóne)
Sandro Salvadori (de Santìcol)
Simù Salvadori (de Santìcol)
Stèfen Stefanini ('l mé fradèl)
Dario "Còcco" Albertoni (de Santìcol)
Tóne Brangi (de Gàlen)
Tullio Trentini (de Córten)
Dino Troncatti
Antonio Rodondi
Giàcom Tognoli (dèla Concòrdia)
Ilario Sabbadini de Plàzza
Pietro Chiodi (Pierino de Martino)
...
Antonio Stefanini
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